Cina
T-Rex ovvero…
…l'invasione (o
l'espansione?) cinese davvero non risparmia nessuno. |
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Il
dinosauro rosso Ma è corretto il termine invasione? Anche le vetrine dello Spazio Oberdan Bookshop hanno dovuto traslocare e fare posto all'ennesimo prodotto d'importazione cinese, l'arte. Lungo viale Vittorio Veneto due gruppi di sculture richiamano o, meglio, afferrano l'attenzione del passante-spettatore, impossibili da ignorare: piccoli uomini dal sorriso abnorme e un branco di Tirannosauri rex di plastica rigorosamente "made in China". Apprendo in seguito che i sinistri ometti ridens, opera dell'artista Yue Minjun, sono la moderna rappresentazione dei guerrieri del vecchio impero, ma è la visione dei dinosauri-giocattolo l'elemento per me fulminante. Poco alti, con zanne e artigli bene in vista, sono in cima alla catena alimentare e sono rossi. Quindi agli occhi di un europeo medio non sono forse la perfetta rappresentazione della minaccia commerciale cinese, pronta a divorare il mercato mondiale e contro la quale non possono esistere barriere? L'animale "preistorico" non allude all'arretratezza diffusa del paese, la mancanza di democrazia e dei diritti elementari dei lavoratori? Ansiosa di altre domande, entro. |
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Cosa
fare del passato? La modernità può cancellare la Storia? Il progresso può sostituirsi integralmente alla tradizione? Ciò che emerge dalla mostra, il senso globale di tutte le opere appare questo: l'assorbimento da parte della società cinese dell'economia di mercato non è avvenuto alla stessa velocità dei meccanismi di produzione, della crescita e degli scambi; non è stato indolore e il prezzo pagato allo sviluppo è stato un'ulteriore spinta all'omologazione dei consumi oltre a quella politica preesistente. I rapporti con un passato millenario e "ingombrante" sono irrisolti, generano crisi e contraddizioni tra ansia di superamento e tensione verso il recupero della tradizione. Tuttavia, l'occidentalizzazione imperante, tra i suoi molteplici effetti nel bene e nel male, ha anche causato l'aggiornamento tematico-stilistico degli artisti cinesi. Essi sono in grado ormai di utilizzare e sfruttare pienamente tutte le possibilità del linguaggio nato e pensato nell'Ovest: ogni media trova spazio, nessun materiale, nemmeno i capelli, è scartato. Ma se in Oriente conoscono le nostre proprietà di espressione, possiamo dire il contrario? Siamo in grado di interpretarne i "segni" e capirne il valore simbolico? |
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Popi
Art e contestazione Il capitale produce i medesimi effetti ovunque esso operi? Si può affermare che nella Cina odierna si stia verificando un processo simile a quello che portò gli artisti americani critici nei confronti dell'economia di massa a confluire nel movimento della pop art negli anni '50 e '60? Gli sconvolgimenti economici e sociali del nuovo sistema hanno ancora oggi un forte impatto sugli artisti, che criticano la nascente società di massa cinese attraverso la rappresentazione degli oggetti-feticcio nelle loro peculiarità: sgargianti, luccicanti, seriali, fonti inesauribili di una nuova, illusoria felicità. In assenza di democrazia, la contestazione in Cina può percorrere due strade: l'espressionismo e la violenza del Realismo Cinico (la Popi-art appunto) di Wang Guangyi o il kitsch elevato a canone estetico della Gaudy art dei Luo Brothers. |
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All'interno di tutta
questa "dissonanza", di disagio nei confronti della storia, c'è
anche chi cerca la "colla" che tiene insieme tutto e chi afferma
l'importanza della collaborazione per raggiungere obiettivi apparentemente
impossibili. |
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